I DIRITTI DEI BAMBINI E DEI RAGAZZI ( DOCUMENTI E PROPOSTE DIDATTICHE)
Anselmo Palini
Fino agli inizi del ventesimo secolo la problematica del minore in genere e del bambino in particolare non era presa in considerazione e non era oggetto di particolare attenzione a livello pubblico. Il bambino non era riconosciuto in quanto persona a tutti gli effetti. Questa conquista fu favorita dall'affermarsi delle scienze dell'educazione in genere, in particolare della pedagogia e della psicologia. Il bambino venne così visto non più come un homunculus, a cui impartire precetti e nozioni affinché si comporti presto come un adulto, bensì come una persona qualitativamente diversa dall'adulto, con proprie specifiche esigenze di tipo affettivo, psicologico, motorio, intellettivo e con il diritto ad una educazione in funzione di tali esigenze e non in funzione del mondo degli adulti, dove pure, rispettando determinati tempi e ritmi, dovrà passare.
I documenti
Bisogna, comunque, arrivare al 1920 perché a livello internazionale si muovano i primi passi sulla strada del riconoscimento di diritti specifici per il bambino. Il 6 gennaio del 1920, su iniziativa del Comitato Internazionale della Croce Rossa, venne fondata a Ginevra f «Unione internazionale per il soccorso all'infanzia», che adottò la Dichiarazione dei diritti dell'infanzia. Questo testo venne preparato da Eglantine Jebb, una dama della Croce Rossa che, nel servizio che aveva prestato durante la prima guerra mondiale, era stata molto colpita dalle sofferenze inflitte dalla guerra ai bambini. Eglantine Jebb aveva quindi pensato che fosse necessario affermare alcuni diritti fondamentali propri dei bambini. Questa dichiarazione nasceva con un carattere prevalentemente assistenziale; tuttavia, in essa è valutata la condizione del bambino come essere umano al quale si deve il riconoscimento generale e concreto dei propri diritti. Il 26 settembre del 1924, con il nome di Dichiarazione di Ginevra, il testo preparato dalla Jebb venne fatto proprio dall'Assemblea della Società delle Nazioni. Si tratta di un documento breve, ma
fondamentale per lo sviluppo della posizione internazionale del minore. In ambito internazionale era il primo pronunciamento preciso sui diritti del bambino.
1 principi contenuti in questo testo, per quanto vaghi, sono stati ripresi da tutti i successivi atti in materia, tra i quali giova ricordare la Carta dell’infanzia elaborata nel 1942 a Londra dalla «Ligue internationale pour l'education nouvelle». Questo nuovo documento, proveniente dall'ambito pedagogico, proclamava la sacralità della persona umana e non prendeva in considerazione solamente gli aspetti assistenziali, bensì allargava il proprio sguardo anche ad altre necessità del bambino, come ad esempio quelle relative alla formazione religiosa e al diritto all'istruzione.
Nel 1948 1'«Unione internazionale per la protezione dell'infanzia», sorta dalla fusione dell'«Associazione internazionale per la protezione dell'infanzia» con 1'«Unione internazionale per il soccorso all'infanzia», rielaborò i due precedenti documenti e diede vita ad una nuova Dichiarazione di Ginevra.
Nel frattempo, il 10.12.1948 era stata approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite anche la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. La condizione dei bambini non poteva trovare però delle risposte esaurienti in questa Dichiarazione, in quanto l'infanzia presenta delle proprie peculiarità non assimilabili alla situazione degli adulti.
La Dichiarazione dei diritti del fanciullo. Serviva pertanto un pronunciamento più organico e specifico. Ecco allora che il 20 novembre 1959 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottava all'unanimità la Dichiarazione dei diritti del fanciullo, un testo articolato sulla base di un Preambolo e di dieci Principi.
Nel Preambolo si afferma la fede nei diritti fondamentali dell'uomo e nella dignità della persona umana; si sostiene inoltre che il fanciullo, «a causa della sua immaturità fisica e intellettuale, ha bisogno di una particolare protezione e di cure speciali, compresa un'adeguata protezione giuridica, sia prima che dopo la nascita».
Si passa quindi alla presentazione dei diversi diritti:
Il fanciullo deve godere di tutti i diritti senza alcuna discriminazione (principio 1º);
deve beneficiare di una speciale protezione in modo da crescere in maniera sana e normale
(principio 2°);
ha diritto ad un nome e ad una nazionalità (principio 3°);
deve beneficiare della sicurezza sociale(principio 4°);
ha diritto ad una educazione e a cure speciali se si trova in una situazione di minoranza fisica,
mentale o sociale (principio 5°);
deve crescere circondato di amore e di comprensione (principio 6°);
ha diritto ad una educazione elementare gratuita ed obbligatoria (principio 7°);
in ogni circostanza deve essere tra i primi a ricevere protezione e soccorso (principio 8°);
deve essere protetto contro ogni forma di crudeltà e di sfruttamento (principio 9°);
deve essere protetto contro ogni forma di discriminazione razziale e religiosa (principio 10°).
Giova sottolineare che compare, nel principio settimo, per la prima volta il diritto al gioco, visto come manifestazione della personalità del bambino, un tema che è frutto delle nuove acquisizioni psicopedagogiche.
Nella Dichiarazione si va poi oltre il diritto alla salute, all'istruzione e alla sicurezza
sociale, per affermare anche esigenze di benessere affettivo e psicologico, la cui considerazione favorisce lo sviluppo armonioso della personalità.
Importanti sono altri due aspetti: la preminenza che viene data alla famiglia e l'affermazione che in ogni situazione si deve tener presente «il superiore interesse del bambino». Questa Dichiarazione del 1959 ha
dunque un grande valore, poiché per la prima volta si prende in esame in modo specifico la situazione dei bambini. La sua importanza risiede inoltre nella prestigiosa sede che la emana e nella sistematicità della trattazione con cui si affronta il tema dei diritti dei bambini.
Essa si dimostrò ben presto, però, limitata in quanto, al pari di quella del 1948, non vincolante per gli Stati che l'hanno sottoscritta: una Dichiarazione non ha infatti valore giuridico, bensì funge solo da esortazione morale, da forte invito al risveglio delle coscienze, senza la possibilità di poter obbligare qualcuno a rispettarne il contenuto. E tuttavia, come ha fatto rilevare il magistrato Alfredo Carlo Moro, con questa Dichiarazione il minore diventa titolare di diritti, in quanto gli si riconosce pienamente la dignità di persona.
La Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia. Dopo la Dichiarazione del 1959, le Nazioni Unite pensarono ad un nuovo testo maggiormente incisivo e vincolante per gli Stati. L'elaborazione di questo nuovo documento fu alquanto travagliata e durò ben dieci anni, ma il 20 novembre 1989 vide finalmente la luce la Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia (Convention on the Rights of the Child), adottata all'unanimità dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ed entrata in vigore nel settembre 1990. Nello stesso mese di settembre del 1990 si tenne a New York il Vertice Mondiale per l'infanzia, cui parteciparono rappresentanti di 159 Paesi. Il Vertice chiese fortemente a tutti gli Stati di ratificare la Convenzione. I 71 Capi di Stato o di Governo presenti assunsero poi l'impegno solenne di dare il massimo di priorità ai diritti dell'infanzia.
Questa Convenzione è importante perché passa dalle semplici dichiarazioni di principi, che investono esclusivamente ambiti etico-culturali, ad impegni più precisi per gli Stati che vi aderiscono. È significativa anche per un secondo motivo, ossia perché prevede un organismo di controllo (un Comitato di dieci membri di altissime qualità morali) in grado di porre un Paese membro dell'ONU in stato di accusa per "lesa infanzia" o comunque di mettere in risalto i ritardi dei vari paesi in merito agli impegni presi sottoscrivendo la Convenzione.
La Convenzione afferma che i bambini sono soggetti di diritto, dunque non meramente oggetto di
preoccupazione o beneficiari di servizi. Il bambino soggetto di diritti è anzitutto una persona che va ascoltata in famiglia, nella cui disgregazione è sempre più coinvolto; a scuola, dove non accennano a diminuire i fenomeni di dispersione e di mortalità; nella società, dove il bambino è spesso oggetto di consumo mercificato. Il preambolo della Convenzione vede la famiglia come nucleo fondamentale della società, ambiente naturale per la crescita e il benessere di tutti i suoi componenti, ed in particolare dei bambini. La Convenzione impone agli Stati l'obbligo di rispettare la responsabilità primaria dei genitori nei confronti dei propri figli e di rispettare i "diritti, doveri e responsabilità" dei genitori di fornire ai propri figli guida e orientamento. Vengono previsti obblighi per gli Stati di fornire sostegno ai genitori e ai compiti genitoriali.
La Convenzione, dopo l'ampio preambolo, si sviluppa in 54 articoli, di cui 41 si riferiscono
esplicitamente ai vari diritti riconosciuti ai minori e dei quali gli Stati si devono fare carico, mentre gli altri articoli riguardano le forme di controllo sull'attuazione dei diritti affermati e sulle eventuali proposte di modifica. La Convenzione, che estende il termine infanzia fino ai 18 anni e pertanto si rivolge espressamente non solo ai bambini ma a tutti i minori, considera sempre il bambino e il ragazzo nell'ambito del suo nucleo familiare e, dopo aver richiamato i precedenti documenti internazionali che avevano sostenuto la necessità di una particolare protezione per il bambino, gli riconosce i seguenti diritti: alla protezione contro ogni forma di discriminazione (art. 2), a che l'interesse superiore del fanciullo sia soggetto di primaria considerazione (art. 3), alla vita (art. 6), ad un nome e ad una nazionalità (art. 7), a conservare la propria identità (art. 8), a mantenere relazioni personali e contatti diretti regolari con entrambi i genitori (art. 9), a lasciare qualsiasi Paese e a fare ritorno nel proprio (art. 11),.a esprimere liberamente la propria opinione (art. 12), alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione (art. 14), alla libertà di associazione e di riunione pacifica (art. 15), alla privacy (art. 16), alla protezione contro qualsiasi forma di violenza, di danno o brutalità fisica o mentale, abbandono o negligenza, maltrattamento, sfruttamento (art. 19), all'ottenimento dello status di rifugiato (art. 22), alla
dignità, all'autonomia e alla partecipazione attiva alla vita di comunità del fanciullo fisicamente o
psichicamente disabile (art. 23), al godimento dei più alti livelli raggiungibili di salute fisica e mentale (art. 24), a beneficiare della sicurezza sociale (art. 26), ad un livello di vita sufficiente (art. 27), ad avere un'educazione (art. 28), nel caso di appartenenza ad una minoranza, a non essere privato della propria identità culturale e artistica (art. 31), alla protezione contro lo sfruttamento economico (art. 32), contro l'uso illecito di sostanze stupefacenti o di sostanze psicotrope e per prevenire l'impiego di bambini nella produzione illegale e nel traffico di tali sostanze (art. 33), ad essere protetto contro ogni forma di sfruttamento sessuale e di violenza sessuale (art. 34), a non essere sottoposto a tortura o a trattamenti o punizioni crudeli, inumane o degradanti (art. 37), ad essere trattato in modo che risulti adeguato a promuovere il senso di dignità e il valore nel caso in cui sia riconosciuto colpevole di avere violato la legge penale (art. 40).
La Convenzione si configura come un documento finalizzato non solo alla pura e semplice protezione dei diritti dei minori, ma soprattutto alla loro promozione, intendendo con ciò garantire la piena ed armoniosa realizzazione della personalità dei bambini e dei ragazzi. L'impegno è dunque soprattutto quello di permettere l'esercizio delle cosiddette "libertà positive", quelle cioè che abbisognano di uno sforzo concreto da parte delle comunità.
La Convenzione conferma che i bambini, come tutti noi, hanno diritto di esprimere le loro opinioni e di sapere che esse verranno prese sul serio. Ma essa non sostiene il diritto del bambino o della bambina a prendere decisioni autonomamente già in età precoce. Deve esistere il rispetto per le "capacità evolutive" del bambino, una concezione questa di buon senso, che riconosce la gradualità del percorso compiuto dal bambino, dalla dipendenza totale fino all'età adulta, e riconosce a riguardo le responsabilità degli adulti.
Il limite maggiore di questa Convenzione è il fatto che, per non urtare i numerosi Paesi che hanno
legalizzato l'aborto, il diritto alla vita del bambino concepito non è stato considerato in modo preciso ed esplicito. Infatti, come già nella Dichiarazione del 1959, anche nella Convenzione, per esattezza nel preambolo, si parla genericamente della necessità per il bambino «di una protezione legale appropriata, sia prima che dopo la nascita».
Pur con questo grave limite, la Convenzione è un testo fondamentale che va colto nel suo significato più alto, alla luce dell'affermazione del valore-persona, della dignità umana, della libertà come ideale e come conquista perenne di ogni uomo, di ogni comunità e di ogni popolo.
A tutt'oggi solo due Paesi (Stati Uniti e Somalia) non hanno ancora proceduto alla ratifica della
Convenzione, mentre oltre 190 sono quelli che l'hanno sottoscritta. L'Italia ha ratificato e reso esecutiva la Convenzione con la legge 27 maggio 1991 n. 179. Tra gli effetti più significativi di questa ratifica vi è la creazione del «Centro di documentazione e di analisi per l'infanzia e l'adolescenza» (con sede a Firenze presso l'Istituto degli Innocenti), che ha il compito di individuare ed elaborare le informazioni riguardanti
i vari aspetti della condizione di vita dei minori nel nostro Paese. Giova ricordare anche la legge 285 del 27 agosto 1997 recante il titolo «Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l'infanzia e l'adolescenza».
Questa legge, che è di fatto quella attuativa della Convenzione, finanzia progetti e piani territoriali che localmente puntano a garantire a tutti i cittadini minorenni nuove e migliori opportunità di crescita e di sviluppo, a promuovere l'affidamento familiare e l'adozione, a prevenire la violenza e gli abusi o a recuperarne le vittime, a favorire l'integrazione dei minori disabili e stranieri, a sostenere i bambini
ospedalizzati, quelli con genitori in carcere o sieropositivi.
Educare ai diritti umani
Il Consiglio d'Europa in diverse Raccomandazioni ha affermato che l'educazione ai diritti umani
costituisce un aspetto importante del programma che deve preparare i giovani a vivere in una società democratica e multiculturale. I diritti però "parlano" a condizione che lo sforzo formativo riguardi la vita stessa e non solo la dimensione delle conoscenze intellettuali. Non vi è educazione ai diritti umani che non sia "vissuta", ossia che non offra la possibilità di sperimentare direttamente forme concrete di artecipazione e di cooperazione. Le persone debbono vivere in un ambiente in cui i loro diritti sono rispettati, in un clima scolastico dove la partecipazione è incoraggiata e dove si garantisce la libertà di espressione, dove è favorita la consultazione delle famiglie, dove la trasparenza delle decisioni e della valutazione risulta un impegno costante.
La scuola deve essere, in altre parole, una comunità dove ogni alunno può esperimentare concretamente di avere dei diritti e dei doveri ben precisi, di essere non solo oggetto di intervento degli adulti che ha attorno a sé, ma anche soggetto capace di iniziativa e di protagonismo. Il "clima" scolastico è dunque importante al fine di realizzare positivamente un'educazione ai diritti umani. Sarebbe certamente
contraddittorio da un lato proporre un'attività di educazione di diritti umani e dall'altro non preoccuparsi del fatto che sovente il clima scolastico risulta per l'alunno frustrante, demotivante, privo di significato e lesivo dell'immagine di sé.
In materia di educazione ai diritti umani si tratta pertanto non solo di proporre informazioni e
conoscenze, ma anche esperienze formative che toccano il vissuto, le emozioni, i sentimenti dei bambini e dei ragazzi. La tematica dei diritti umani non può risultare astratta e generica, bensì deve dare la possibilità connettersi alla situazione attuale nelle sue dinamiche sociali, alla vita in famiglia, al problema della differenza (a livello di sesso, di provenienza sociale, di handicap, di cultura...) presente in ogni classe.
Proposte di attività didattica
1. - Per quanto riguarda il livello della conoscenza, dopo aver presentato ed analizzato i documenti nella loro integralità o in una loro sintesi, si possono proporre degli esercizi di analisi. Ad esempio, per la Dichiarazione del 1959 si può chiedere di indicare il principio cui fanno riferimento le varie affermazioni qui presentate.
· Il fanciullo deve godere di tutti i diritti senza alcuna discriminazione (principio.........);
· deve beneficiare di una speciale protezione in modo da crescere in maniera sana e normale
(principio..........);
· ha diritto ad un nome e ad una nazionalità (principio........... );
· deve beneficiare della sicurezza sociale (principio...........);
· ha diritto ad una educazione e a cure speciali se si trova in una situazione di minoranza fisica,
mentale o sociale (principio...........);
· deve crescere circondato di amore e di comprensione (principio...........);
· ha diritto ad una educazione elementare gratuita ed obbligatoria (principio..........);
· in ogni circostanza deve essere tra i primi a ricevere protezione e soccorso (principio...........);
· deve essere protetto contro ogni forma di crudeltà e di sfruttamento (principio .............);
· deve essere protetto contro ogni forma di discriminazione razziale e religiosa (principio ...........).
Similmente si può proporre il seguente esercizio di analisi del testo della Convenzione del 1989, da completare con i termini ed i riferimenti opportuni.
La Convenzione, dopo l’ampio Preambolo, si sviluppa in - articoli, di cui si riferiscono esplicitamente ai vari diritti riconosciuti ai minori e dei quali gli Stati si devono fare carico, mentre gli altri articoli riguardano le forme di controllo sull’attuazione dei diritti affermati e sulle eventuali proposte di modifica.
La Convenzione, che estende il termine infanzia fino ai______ anni e pertanto si rivolge espressamente non solo ai bambini ma a tutti i minori, considera sempre il bambino e il ragazzo nell'ambito del suo nucleo e gli riconosce.
• il diritto all'uguaglianza (art.____);
• il diritto alla sicurezza sociale e ad un livello di vita tale da permetterne lo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale (art.____);
• il diritto alla libertà di espressione e di comunicazione (art._____);
• il diritto all'istruzione (art.--);
• il diritto al gioco, allo sport, al riposo e allo svago (art. • il diritto alla religione (art.____);
• il diritto ad essere protetto contro ogni forma di discriminazione e di sfruttamento (art.___).
2. - Una prospettiva importante da perseguire è quella dell'attualità che, dopo avere analizzato e studiato i
documenti più importanti, porta a verificare la contraddizione evidente tra affermazioni di principio e loro disconoscimento nel mondo attuale. Questa contraddizione va affrontata direttamente e la conoscenza delle violazioni dei diritti umani può diventare la strada maestra per avvicinarsi maggiormente ad essi. Partire dalla violazione dei diritti umani offre temi inesauribili di riflessione,
contribuendo a formare in senso cognitivo, morale, sociale e affettivo le personalità dei bambini e dei ragazzi. Particolarmente significativo risulta prendere in esame le violazioni dei diritti dei minori, in quanto ciò costringe a riflettere sul "dolore innocente" e sulle ingiustizie a danno dei più deboli.
Per quanto riguarda la violazione dei diritti umani nei loro aspetti generali e complessivi, si può attingere all'attività di Amnesty International, la più importante organizzazione internazionale impegnata nella difesa e nella promozione dei diritti dell'uomo. La lettura del Rapporto che Amnesty pubblica ogni anno,
e di cui i maggiori quotidiani presentano sempre delle sintesi, può permettere di approfondire quanta strada resta ancora da fare per un'effettiva realizzazione dei diritti enunciati nella Dichiarazione del 1948.
Con i dati di tale Rapporto è possibile anche stendere una mappa delle violazioni e individuare i Paesi che ne sono maggiormente responsabili. Sia il rapporto completo che una sua sintesi sono reperibili anche sul sito: www.amnesty.it.
Su ognuno dei diversi problemi che vedono coinvolti i bambini (guerra, analfabetismo, lavoro...) si possono poi operare degli approfondimenti, ricercando articoli in merito pubblicati sui quotidiani o sulle riviste. Il risultato di un tale lavoro può essere concretizzato in un cartellone o in una sintesi che illustri le aratteristiche generali del problema così come viene presentato dai mass media o, ancora, in una carta tematica che ne presenti l'incidenza nelle varie aree geografiche. In merito ai problemi relativi ai bambini si può consultare il sito dell'Unicef www.unicef.it. Sulla condizione dell'infanzia nel mondo si può leggere anche il seguente testo: Anselmo Palini, Bambini e ragazzi nel mondo. I diritti affermati, i diritti negati, Libreria Editrice Vaticana, Roma 2000.
3. - Non è difficile reperire, su testi scolastici o riviste, testimonianze concrete relative a bambini che lavorano, bambini in guerra, bambini affamati e così via. La lettura di questi testi, riportanti esperienze di vita, può permettere utili riflessioni e può risultare particolarmente stimolante per i ragazzi.
4. - Sono ormai numerose e facilmente recuperabili le videocassette su tematiche relative ai diritti dell'uomo o ai diritti dei bambini e dei ragazzi, nonché alla violazione degli stessi. La visione di questi filmati può certamente stimolare utili confronti e dibattiti.
5. - L'art. 3 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo afferma che ogni persona ha diritto alla vita. In aperta contraddizione con questa affermazione vi sono alcune situazioni oggi diffuse. Tra queste la pena di morte e l'aborto. È possibile discuterne in classe, dopo essersi naturalmente informati ricercando su tali argomenti degli articoli su riviste o quotidiani, oppure scaricando del materiale dai seguenti siti internet: wwwmpv.org (per l'aborto); www.nessunotocchicaino.it (per la pena di morte).
6. - L'approccio al tema dei diritti dell'uomo in generale, e a quello dei minori in particolare, è importante che abbia anche una prospettiva storica. Si tratta cioè di ripercorrere le principali tappe che nel corso della storia hanno portato, in modo tormentato, a significativi passi in avanti sulla strada del diritto e della civiltà. A questo riguardo può risultare utile un testo appena pubblicato: Anselmo Palini, Le Carte
dei diritti, editrice La Scuola, Brescia 2003.
Questo testo permette infatti di ripercorrere il lungo e contrastato cammino compiuto dall'umanità per giungere al riconoscimento della dignità di ogni essere umano e dei diritti che gli sono propri.
7. - Una caratteristica del mondo occidentale di oggi è certamente la sua natura multiculturale: in tutti i nostri paesi, in tutte le nostre classi sono infatti giunte persone provenienti da culture e realtà molto diverse dalla nostra. Gli alunni stranieri presenti nelle nostre classi hanno diritto all'accoglienza, all'istruzione e all'educazione, ad una convivenza pacifica e rispettosa. Si pone così alla scuola una grande sfida: essere luogo di incontro di esperienze diverse, momento di valorizzazione delle differenze.
L'educazione ai diritti umani si trova ad essere messa alla prova direttamente nelle concreta vita della classe e nelle relazioni che in essa si instaurano.
(in Scuola e Didattica, n. 4, 2003)
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